Artigiani Commercianti Esercenti Professionisti uniti per dire BASTA alla pressione fiscale

Artigiani Commercianti Esercenti Professionisti uniti per dire BASTA alla pressione fiscale.

Lo fanno organizzandosi territorialmente per una azione unitaria e incisiva.

La misura è ormai colma per le piccole e medie imprese italiane che si trovano a fare i conti con un crescente problema di assillo fiscale che, dati alla mano, supera il 64% del fatturato e lascia poco spazio ai risicati guadagni, non permettendo più loro di “sognare” un futuro roseo per le proprie famiglie.

Una forte spinta emotiva che ha portato migliaia di operatori economici a cercare nei social un punto di incontro dove trovare risposte o sostegno alle proprie ansie. Si sono moltiplicati infatti in poco tempo gruppi e pagine Facebook dalle quali le persone e le ditte hanno lanciato il loro grido di protesta e la richiesta di aiuto.

La Notizia

Fondata la Associazione Apartitica di promozione sociale

Partite Iva insieme per cambiare”

 In questo fiorire di iniziative ha messo le basi e si è costituita l’associazione “Partite Iva insieme per cambiare” che tramite il gruppo FB nazionale – che ha raggiunto in poco tempo la cifra di 290 mila aderenti – e i gruppi regionali sta strutturandosi su tutto il territorio italiano.

Il direttivo nazionale della Associazione è composto dal presidente Giuseppe Palmisano, commerciante (Monopoli), dal vice presidente Francesco Tribuzio, libero professionista (Mola di Bari), dal cassiere Giuseppe Sabatelli, commercialista (Monopoli) e da Adriano Notarangelo commerciante (Monopoli), che ricopre il ruolo di segretario. Consiglieri sono il giornalista Giuseppe Spalluto (Monopoli) e Francesco Massafra, libero professionista (Martina Franca).

Questi i punti basilari prefissati:

  • la riduzione della spesa pubblica e degli sprechi;
  • la riduzione del prelievo fiscale e contributivo al 30-35% globale per le imprese di ogni categoria, con minimo fisso;
  • l’abolizione degli studi di settore;
  • ISA con determinazione del reddito analitico;
  • la revisione dello Statuto del Contribuente e sua effettiva applicazione;
  • reddito minimale di imprese con 15-20.000,00 euro per un periodo di 2 anni da integrare in caso di mancato raggiungimento a carico dello Stato;
  • riduzione contributi lavoratori dipendenti e autonomi tramite l’abbassamento delle pensioni d’oro e sprechi pubblici;
  • sistema di protezione del reddito in caso di malattie o altri problemi gravi del lavoratore autonomo;
  • applicazione di imposte in modo uguale per i paesi membri della comunità europee e web tax al commercio on line;
  • riduzione delle aliquote Iva;
  • eliminazione acconti Iva e altre imposte dirette;
  • lotta alla burocrazia;
  • revisione sistema agevolazioni creditizie alle imprese;
  • tracciabilità dei prodotti made in Italy;
  • innalzamento del limite contanti a 10.000,00 euro;
  • abolizione obbligo del POS e delle ganasce fiscali;
  • impignorabilità dei conti correnti.

Dopo una serie di incontri nelle varie regioni il direttivo chiederà un incontro con il ministro delle Finanze Stefano Patuanelli e predisporrà una petizione mediante il web con l’obiettivo di raccogliere 500 mila firme.

Dentro la Notizia

Analisi storica inclemente

(autore Sergio Sambi)

 Per ricercare i motivi che hanno portato alla attuale situazione di affanno bisogna andare indietro nel tempo e soffermarsi su alcune considerazioni.

Negli ultimi cinquantanni si è vissuta una vera e propria ecatombe nei vari settori economico-produttivi, si è passati dal boom economico degli anni sessanta alla recessione ed al successivo impoverimento delle imprese a conduzione familiare e di quelle minori.

L’avvento del sistema fiscale meccanografico e l’utilizzo di sempre più sofisticati strumenti di gestione dei dati ha portato prima alla globalizzazione delle masse con il Codice Fiscale, seguito a ruota dall’introduzione delle Partite IVA che hanno sostituito in poco tempo le licenze e le autorizzazioni comunali, imponendo l’uso di registratori di cassa via-via più complicati e “moderni”. Da contro, con l’aumento degli obblighi di una tenuta contabile farraginosa e complicata, si è obbligato la massa degli imprenditori a dover rivolgersi a professionisti specializzati per non incorrere in pesanti sanzioni, con un sensibile aumento dei costi di gestione e una conseguente riduzione degli utili. Spesso, per fronteggiare questo impasse, alcuni professionisti hanno “aiutato” i loro clienti nella ricerca di formule più o meno lineari per evitare costi, magari con operazioni poco “corrette” che nel tempo hanno messo all’indice l’intera categoria, facendola passare per evasori fiscali incalliti.

Una sfiducia che ha penalizzato i più piccoli, meno propensi a pagare parcelle salate, isolandoli e mettendoli spesso sotto la lente delle visite fiscali.

Altro fattore determinante la carenza del Credito. Le vecchie aziende e imprese familiari negli anni sessanta avevano contato sul sistema cambiario, onorandolo grazie alla forbice del differenziale tra incasso e utile. Con la stretta creditizia e la astuta gestione delle partite in sofferenza da parte di numerosi istituti bancari, si è lasciato campo libero ai “cravattari”, i moderni usurai che in poco tempo hanno fatto piazza pulita di numerosissime piccole aziende, mettendo alle strette le loro vittime arrivando spesso a carpire le loro attività e i loro beni immobiliari. Non solo, con l’indebitamento esponenziale dei tassi applicati da numerose banche che rasentavano l’usura legalizzata, gli imprenditori non riuscivano a pagare neppure le imposte e tasse, i versamenti previdenziali e pensionistici, finendo nelle maglie del sistema di riscossione delle esattorie, emanazione del sistema bancario che non lasciava scampo ed era ben coordinato e congeniato per aumentare e raddoppiare in poco tempo il debito.

Nel tempo questi istituti parabancari sono stati integrati con la legge finanziaria nella società a partecipazione statale Riscossione SpA, creando una anomala connessione tra dipendenti pubblici e privati che ancora oggi è tutta da rivedere.

Il paradosso nel tempo si è ampliato in quanto l’azienda di riscossione ha subito modifiche in Equitalia per arrivare poi in Agenzia delle Entrate Riscossione, ma non è ancora acclarato se i dirigenti che hanno firmato le cartelle erano in regola ovvero se erano stati assunti con regolare Concorso Pubblico o se erano sempre di provenienza del settore privato, fatto questo che porterebbe all’annullamento degli atti per vizio e molto altro.

Questa piccola parentesi serve per comprendere lo stato di confusione che tuttora serpeggia nel delicato ambiente delle Partite IVA.

Un ultimo terribile e pesante fardello ha colpito le attività commerciali e produttive: la epidemia da Coronavirus che ha raggiunto in queste ultime settimane alcune regioni d’Italia.

Per fronteggiare giustamente la situazione ed arginare la possibile escalation dei contagi sono state prese iniziative eccezionali, chiudendo scuole, eliminando manifestazioni pubbliche e possibili assembramenti. Molti negozi e locali hanno quindi chiuso le saracinesche e anche gli studi professionali si sono posti in quarantena.

Quello che però ha arrecato un danno incalcolabile al turismo e all’economia è stato il fatto di una massiccia caccia all’informazione e alla diffusione di uno stato d’animo di incertezza e paura. Si è parlato di assenza di antidoti e facile trasmissione del virus dalla semplice vicinanza di persone portatori sani e tenuto interminabili trasmissioni televisive e rilanci sul web in un crescendo frenetico e convulso. Il risultato è stato un drastico calo degli affari e una corsa alla ricerca di medicinali, mascherine, disinfettanti e viveri.

Il colmo è stato vedere i grandi centri commerciali aperti e i supermercati presi d’assalto, con madre e figlie protette da mascherina, carrelli stracolmi ma, incredibilmente, con il padre/marito senza alcuna protezione sul viso, rendendo inefficace ogni prevenzione. Ma l’italiano è sempre così: Impulsivo e spesso Assurdo.

Occorre ora una concreta azione dello Stato per aiutare e venire incontro alle aziende danneggiate e in tal senso l’Associazione “Partite Iva insieme per cambiare” si sta attivando e presto darà vita alle iniziative che riterrà più consone al raggiungimento dello scopo prefissato.

 

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