Giampietro Comolli ALLUVIONE E TERRITORIO DANNI E REALTÀ DEI FATTI

ALLUVIONE E TERRITORIO, DANNI E REALTÀ’ DEI FATTI

IL TURISMO E’ ANCHE SICUREZZA DEI LUOGHI E GARANZIA DEI SERVIZI GENERALI SOCIALI E PERSONALI – ANCHE SULLA GESTIONE DEL TERRITORIO OCCORRE UN CAMBIAMENTO DEL GOVERNO.

Messaggio inviato dal Dr Giampietro Comolli al Tavolo Tecnico Permanente – Comparto Sicurezza del Territorio – istituito dalla Associazione Europa Cultura – Italia

 

Ripeto, spiace in momenti di così grave distruzione di cose comuni e private e con vite umane perse, che fatti alluvionali di così grave danno non dovrebbero più succedere. In particolare parlo dell’Alto Agordino, delle Prealpi Bellunesi che conosco bene, frequento da 40 anni, ho degli amici, cari amici. Il territorio è in ginocchio, e per territorio intendo tutto: dalle cose agli uomini, dalle strade alle case, dalle attività economiche ai ristoranti, gli alberghi. Non solo gli ospiti anticipano il rientro, non solo c’è il danno delle disdette delle prenotazioni a valanga che restano pur sempre fatti estemporanei momentanei ed occasionali ristretti ma c’è un intero mondo in ginocchio. La natura fa il suo corso, ma l’uomo è stato capace di dargli una forte mano. Non fraintendetemi: non sono contro le case, le costruzioni, le case e le attività. Non sono un ambientalista e un animalista dell’ultimo minuto. Sono un agricolo, figlio di agricoli da generazioni e che – grazie ad esperienza, racconti del nonno e ragionamenti tecnici e da tecnico – chiede da anni che le condizioni-situazioni ambientali-territoriali siano viste nel loro insieme, con tutti i pro-contro che ogni determinato evento su un territorio crea e può per caduta logica creare. Non si fa un traforo tanto per fare un buco nella montagna che avvicina distanze e porta merci. Un traforo va visto a 360 gradi, dalla viabilità alla terra, dalla geopedologia alla antropizzazione, dalla presenza fissa umana agli abbandoni, dai servizi sociali e civili dei residenti alla presenza di ospedali, treni, scuole, guardie, presidi….

Le Prealpi bellunesi, cioè dal Cadore a Feltre sono in ginocchio. Avevano già subito negli ultimi 40 anni altri fatti del genere, forse di minore portata, ma segnali incontrovertibili. Che è stato fatto? chi ha fatto prevenzione? Chi si è preso la briga – compreso i Sindaci – di attivare canali di finanziamento? Ricordo che l’Italia in Europa porta a casa solo il 45% di quello che gli spetta per legge e direttive comunitarie! Perché? non siamo capaci di fare un progetto? L’Europa co-finanzia progetti di sviluppo turistico e di coesione sociale (anche 1 Mld di euro per paese nell’arco dei bilanci poliennali) in cui vi siano non solo collegamenti-condivisioni fra paesi diversi sullo stesso tema e sulle stesse direttive, ma anche integrazioni territoriali: canalizzazioni, dighe, operazioni di salvaguardia territoriali, nuovi sistemi di gestione e accumulo energia per non rimanere isolati, una viabilità rinforzata, lavori di consolidamento e di sostenibilità agraria e ambientale in zone svantaggiate (e tante altre) sono specifiche direttive già pronte, già agibili. Penso ai fondi enormi destinati alle Aree Vaste e ai finanziamenti di progetti delle Aree Interne: dove sono? dove sono andati? Perché non si è fatto nulla’ hanno ragione i titolari di ristoranti del bellunese, del feltrino, di San Gregorio e di Mel a lanciare l’ennesimo grido alla politica e a chi ha la responsabilità – da anni – della prevenzione, protezione, gestione e soluzione dei territori.

L’Italia ha il più alto numero totale, fra tutte le regioni, di guardie forestali, guardie provinciali e di strutture di monitoraggio (una filiera che va da Roma a Belluno, dal Ministero alla Protezione, dall’Arpa all’Ente di Sviluppo locale), in Europa di addetti al controllo e servizio del territorio… ma evidentemente poche possibilità di realizzare soluzioni pratiche e concrete. Vogliamo mettere in sicurezza tutte le area svantaggiate? Tutto questo per dire: l’Italia è ancora il 3^ paese al mondo per numero assoluto di turisti (nazionali ed esteri) forse il primo al movimento per “movimento turistico” ovvero numero di arrivi occasionali e di passaggio sui territori e presso i ristoranti tipici come quelli del Bellunese e dell’Agordino ma il turismo globale e mondiale – con la forza concorrenza che c’è nel mondo oggi visto la facilità di accorciare distanze e i costi ridotti dei trasporti – chiede a gran voce sicuramente l’alta enogastronomia made in Italy come prima destinazione, meta privilegiata, ma con annesso sicurezza, garanzia, arredo territoriale, connessione web, pulizia spazi e polizia presente, ordine visibile e messo in pratica, facilità e dinamicità di accesso, vigilanza, forme di attenzioni della clientele che devono essere riscontrabili nella quotidianità e nella ordinarietà delle cose, non nella eccezionalità. Fare appelli vuol dire poco. Una priorità può essere sicuramente la messa in sicurezza di 2/3 del territorio nazionale, forse è più importante garantire una vita sicura, la tutela dei risparmi e dei beni dei privati piuttosto che puntare su un reddito di cittadinanza o una pensione anticipata di 2-3 anni. Nello stesso tempo l’Italia è un paese che ha bisogno di un cambiamento forte, inteso anche come gestione e presenza, del governo del territorio.

 Giampietro Comolli

Economista Agronomo Enologo Giornalista

Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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